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Tasse di casa

TARI e IMU non pagate: cosa rischi e come metterti in regola

TARI e IMU hanno un difetto in comune: le gestisce il Comune, le scadenze cambiano da un Comune all'altro e quasi nessuno riceve un avviso che dice «paga entro venerdì». Per la TARI spesso arriva un bollettino, per l'IMU quasi mai: sei tu a doverla calcolare e versare.

Il risultato è che una rata saltata passa inosservata per mesi, a volte per anni, e riemerge sotto forma di avviso di accertamento con sanzione e interessi. Questa guida spiega cosa succede in concreto, quanto costa rimediare in tempo e come tenere insieme tutte le scadenze di casa senza doverle ricordare a memoria.

1. Le scadenze da conoscere

L'IMU si versa in due rate: l'acconto entro il 16 giugno e il saldo entro il 16 dicembre. Sono date nazionali, uguali per tutti, ed è l'unica delle due imposte con un calendario fisso. Chi ha solo l'abitazione principale non di lusso, di regola, non la paga.

La TARI invece la decide il Comune: numero di rate e date variano da luogo a luogo, ed è il motivo per cui è così facile perderle. Il riferimento è sempre il regolamento del tuo Comune o il bollettino che ricevi.

Se hai cambiato casa durante l'anno, le due imposte vanno riproporzionate e la TARI va comunicata al Comune con la dichiarazione di occupazione o cessazione: dimenticarlo significa continuare a pagare per una casa che hai lasciato, o accumulare un debito su quella nuova.

2. Cosa succede se non paghi

Il Comune ha diversi anni di tempo per accorgersene e notificarti un avviso di accertamento: contiene l'imposta non versata, la sanzione e gli interessi maturati. Non è una multa immediata, ma nemmeno una cosa che si perde per strada: gli enti incrociano i dati catastali e delle utenze.

Se l'avviso non viene pagato nei termini indicati, la somma passa alla riscossione coattiva con ulteriori spese, e possono seguire le procedure previste per i debiti fiscali. Sull'IMU la sanzione ordinaria per omesso versamento è consistente; sulla TARI, oltre alla sanzione, il Comune può contestare anche l'omessa dichiarazione, che è una violazione a sé.

3. Il ravvedimento operoso: rimediare prima dell'accertamento

Finché il Comune non ti ha notificato un accertamento, puoi regolarizzare da solo con il ravvedimento operoso: paghi l'imposta dovuta più una sanzione ridotta e gli interessi legali calcolati sui giorni di ritardo.

La riduzione dipende da quando paghi: pochissimo nei primi giorni, poi per fasce entro 30 giorni, 90 giorni, un anno, due anni e oltre. Anche a distanza di mesi conviene quasi sempre ravvedersi piuttosto che aspettare l'avviso.

Il versamento si fa con il modello F24, indicando il codice tributo corretto e l'anno di riferimento, e barrando la casella del ravvedimento. Molti Comuni mettono a disposizione un calcolatore online che produce l'F24 già compilato: è il modo più sicuro per non sbagliare importi e codici.

4. TARI: i casi in cui non dovresti pagarla (o pagarla meno)

La TARI si paga per l'occupazione dei locali, non per la proprietà: se la casa è affittata, la paga l'inquilino, salvo occupazioni brevi. Se hai liberato un immobile e non hai presentato la dichiarazione di cessazione, per il Comune risulti ancora occupante: è una delle cause più frequenti di bollette che continuano ad arrivare.

Esistono poi riduzioni previste dai regolamenti comunali — nucleo familiare ridotto, immobili non utilizzati e privi di utenze attive, compostaggio domestico, distanza dai punti di raccolta — che vanno richieste, non arrivano da sole. Verificare il regolamento del proprio Comune vale spesso più di qualunque conteggio.

5. Come verificare se hai arretrati

Per la TARI, lo sportello tributi del Comune (spesso anche online, con SPID) mostra la tua posizione: rate emesse, pagate e non pagate. È il riferimento più affidabile, perché il dato nasce lì.

Per l'IMU non esiste un estratto conto automatico: il controllo si fa recuperando gli F24 versati negli anni e confrontandoli con quanto dovuto. Conservare le ricevute è quindi molto più che un'abitudine ordinata: in caso di accertamento, la ricevuta è la prova del pagamento.

Se ricevi un avviso che ritieni sbagliato, il Comune stesso è il primo interlocutore: gli errori su metrature, numero di occupanti e date di occupazione sono frequenti e spesso si risolvono con una richiesta di riesame.

6. Come non perdere più le scadenze di casa

Le due imposte si prestano bene a essere trasformate in promemoria: l'IMU ha date fisse (16 giugno e 16 dicembre) e si imposta come ripetizione annuale una volta sola; la TARI ha le date del tuo Comune, che puoi segnare quando arriva il bollettino.

Il consiglio pratico è mettere l'avviso qualche giorno prima della scadenza, non il giorno stesso: serve il tempo materiale per compilare l'F24 o pagare con pagoPA. E fotografare la ricevuta subito dopo il pagamento, archiviandola con l'anno di riferimento: è il gesto che ti salva se un giorno arriva un avviso per un'annualità che avevi già pagato.

Come lo gestisce MiRicordi

In MiRicordi puoi creare le scadenze di casa come promemoria ricorrenti — IMU a giugno e dicembre, le rate TARI del tuo Comune — con avviso anticipato che arriva anche ad app chiusa, e conservare le ricevute fotografate nell'archivio, così ritrovi l'anno di riferimento in pochi secondi. Si usa da subito, senza account, ed è gratuita su Google Play.

Domande frequenti

Cosa succede se non pago la TARI?

Il Comune può notificarti un avviso di accertamento con l'imposta non versata, la sanzione e gli interessi. Se l'avviso resta impagato, la somma passa alla riscossione coattiva con ulteriori spese. Finché l'accertamento non è arrivato puoi regolarizzare da solo con il ravvedimento operoso, pagando una sanzione molto ridotta.

Cosa succede se non pago l'IMU?

L'omesso versamento comporta una sanzione sull'imposta dovuta più gli interessi, contestati con un avviso di accertamento che il Comune può notificare anche anni dopo. Se paghi spontaneamente prima dell'avviso, con il ravvedimento operoso la sanzione si riduce sensibilmente in base ai giorni di ritardo.

Quando si pagano IMU e TARI?

L'IMU si versa in due rate con date nazionali: acconto entro il 16 giugno e saldo entro il 16 dicembre. La TARI invece segue il calendario deciso dal singolo Comune, quindi numero di rate e scadenze cambiano da luogo a luogo: il riferimento è il regolamento comunale o il bollettino ricevuto.

Come si fa il ravvedimento operoso per TARI e IMU?

Si versa con modello F24 l'imposta dovuta, la sanzione ridotta e gli interessi legali calcolati sui giorni di ritardo, indicando il codice tributo, l'anno di riferimento e barrando la casella del ravvedimento. Molti Comuni offrono un calcolatore online che genera l'F24 già compilato, evitando errori di importo o di codice.

Chi paga la TARI, il proprietario o l'inquilino?

La TARI la paga chi occupa l'immobile, quindi di norma l'inquilino, salvo le occupazioni di breve durata che restano a carico del proprietario. Se hai lasciato una casa è fondamentale presentare la dichiarazione di cessazione al Comune: senza quella continui a risultare occupante e le rate continuano a maturare.

Dopo quanto tempo si prescrivono TARI e IMU?

Il termine ordinario di prescrizione per i tributi locali è di cinque anni, ma il Comune ha comunque termini precisi entro cui notificare l'accertamento, e ogni atto di riscossione interrompe il conteggio facendolo ripartire. Contare sulla prescrizione è quindi rischioso: conviene verificare la propria posizione allo sportello tributi.

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